NATALE 2018: ROMANZI SOTTO L’ALBERO

Cosa c’è di meglio da aggiungere all’atmosfera natalizia se non un bel romanzo?
Pobblichiamo di seguito un elenco di libri che possono fare al caso vostro. Buona lettura!
L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso
Alle Seychelles cresce una pianta straordinaria che si chiama Lodoicea maldivica: i suoi semi sono i più pesanti del mondo (arrivano a 17
chili) e sembrano un bel culo femminile. Ma soprattutto è una pianta che si prende cura dei suoi figli. Non aggiungo altro per non spoilerarvi l’ultimo libro di Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale: leggetelo per scoprire che le cose verdi attorno a noi fanno cose incredibili che non immagineremmo mai.

La vita è un pallone rotondo di Vladimir Dimitrijevic
Dimitrijevic è stato uno scrittore ed editore serbo famoso soprattutto per aver ottenuto clandestinamente e poi pubblicato in Europa Vita e
destino del dissidente russo Vasilij Grossman. È stato anche un grande appassionato di calcio, essendo cresciuto a Belgrado nell’epoca d’oro del calcio danubiano. La vita è un pallone rotondo è un prezioso libriccino di un centinaio di pagine in cui Dimitrijevic riassume la sua vasta conoscenza calcistica con aneddoti, vicende biografiche e riflessioni che spalancano la curiosità di qualsiasi appassionato.

Slices of life. 52 recipes from 31 perfect strangers di Elia Romanelli, Piero Vereni, Ottavia Castellina
Slices of Life è insieme un ricettario, un libro di fotografia, una collezione di storie, un volumetto dalle aspirazioni antropologiche e un affresco indiretto della Londra contemporanea. Nasce dall’idea di due antropologi, Elia Romanelli e Piero Vereni, e una fotografa,
Ottavia Castellina, che hanno raccolto 52 ricette consigliate da 31 perfetti sconosciuti, incontrati per caso o contattati via mail attraverso club e associazioni. Sono accompagnate dalla loro storia personale, da un ritratto a casa attorno agli oggetti che più li rappresentano e dalla ricetta scritta a mano, battuta a macchina, disegnata, inviata via mail. Non ci sono cuochi professionisti e alcuni piatti sono molto semplici, come l’insalata di pollo, la panzanella e la ricetta punk su come cuocere il tacchino. Altre sono elaborate come il curry al pesce cingalese, la moussaka e l’oca al sidro. Le ricette sono trascritte in un fascicoletto a parte che potete portarvi dietro e consultare mentre cucinate banane fritte, pasticcio di pesce o l’insalata per Natale consigliata dalla signora fulminata in copertina: il modo migliore per assaporare la storia di
qualcuno che non avete mai incontrato.

M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati
Il problema principale è che è un libro di 850 pagine e quindi non è facile trovare qualcuno con cui parlarne, quando lo avete finito: malgrado le classifiche di vendita suggeriscano diversamente. Comunque, ci sono un sacco di cose da dirne, e aspetti convincenti e altri meno, ma è un formidabile libro di storia e geografia – con tanta Italia dei fatti e dei posti – di quelli che vi fanno pensare continuamente a quante poche cose sapevate rispetto a quelle che c’erano da sapere. E se qualcuno ci ha trovato qualche errore di ricostruzione, la notizia è piuttosto l’infinità di episodi, storie, ricostruzioni fedeli che l’autore ha ricercato, messo in ordine e raccontato fedelmente. Sono belli, i libri che dopo sai delle cose che prima no.

Cronistoria di un pensiero infame di Edoardo Albinati
È un libretto agile e scorrevolissimo in cui Albinati spiega come sia nata la sua dichiarazione sull’Aquarius della scorsa estate, quando disse di essere arrivato a desiderare la morte di una delle persone sulla nave così che il mondo attorno – noi – si svegliasse dal torpore e si rendesse conto di quello che stava succedendo.

Lo schianto di Adam Tooze
Se non è il libro più importante che sia stato scritto sulla grande crisi, poco ci manca. Adam Tooze, tra i più apprezzati storici dell’economia, ha realizzato dopo anni di lavoro una storia completa, avvincente, dettagliata e comprensibile della grande recessione iniziata nel 2008. Il racconto inizia con l’intrico finanziario che conduse al fallimento di Lehman Brothers, prosegue raccontando come la crisi bancaria si riversò sul resto dell’economia e arriva fino alla lunga crisi dell’Unione Europea, con la crisi greca, i timori per l’Italia, l’intervento di Mario Draghi. Lo schianto è il libro da leggere sia per coloro a cui serve solo un ripasso della storia degli ultimi dieci anni, sia per chi non la conosce, ma è curioso di sapere tutto ciò che è essenziale sapere su questo fondamentale momento storico.

Diario di un’apprendista astronauta di Samantha Cristoforetti
Se volete sapere tutto, ma proprio tutto, su come si diventa astronauti, come funziona il lungo addestramento per andare nello Spazio, le cose entusiasmanti e gli inconvenienti che comporta, le emozioni di essere lanciati in orbita in punta a un gigantesco razzo, e meravigliarvi dell’umanità varia e pittoresca intorno alle missioni spaziali, questo libro fa per voi. Leggendolo, farete del bene a voi stessi e agli altri: tutti i proventi del libro sono devoluti a UNICEF Italia.

Il fiume della coscienza di Oliver Sacks
Se non si può regalare a una persona un libro che si è letto e del quale si può offrire una raccomandazione personale, e nemmeno un libro che non si è letto ma che ha una storia buffa che vi ha fatti subito pensare a lei, allora è un problema. Il rischio di «ho letto che è bello», «ah», è dietro l’angolo. A quel punto regalate un libro bello esteticamente: questo lo è, bellissimo anzi, e senza essere costoso come sono di solito i libri bellissimi. Dentro ci sono gli ultimi saggi che ha scritto il neurologo Oliver Sacks prima di morire, alcuni brillantissimi come le sue cose migliori, altri più dimenticabili, ma comunque perfetti per quel vostro amico che potrebbe emozionarsi scoprendo che c’è una medusa un po’ intelligente, o che potrebbe appassionarsi alla questione irrisolta di come faccia la nostra mente a mettere in fila i pensieri in un flusso di coscienza. Ma voi non ditegli questo, se non volete un «ah». Chiedetegli «non è bellissimo esteticamente?».

Uno scià alla corte d’Europa di Kader Abdolah
È la storia di uno scià di Persia che si avventura per la prima volta in Europa sulla fine dell’Ottocento. Non va da solo: con lui ci sono uno stuolo di principi, funzionari, mogli e imam bacchettoni. La storia è raccontata da un professore di orientalistica dell’Università di Amsterdam, Seyed Jamal, che ricostruisce il viaggio dai diari dello scià e lo segue in giro per il continente. Lo segue mentre da Teheran viaggia in carrozza verso la Russia e prende il suo primo treno, mentre incontra il padre di Stalin e un Tolstoj mezzo ubriaco, mentre prova per la prima volta l’aspirina della Bayer. Jamal segue anche una moglie dello scià, la principessa Banu, che intraprende il viaggio di nascosto rinchiusa in un baule e fa tutte le cose che una principessa persiana non avrebbe il permesso di fare. È soprattutto per lei che vale la pena di leggere e regalare questo libro: inoltre, come tutte le edizioni Iperborea, anche questa è bellissima.

L’educazione di Tara Westover
Da leggere o regalare mettendo in conto che è molto coinvolgente, ma non è un libro leggero: è pieno di episodi di violenze fisiche e psicologiche che ne rendono la lettura a tratti angosciante. È stato uno dei libri di cui si è parlato di più quest’anno, e potete presentarlo così alla persona a cui volete regalarlo. Soprattutto, però, racconta una storia incredibile: quella di una ragazza (la scrittrice) nata nel 1986 e cresciuta in una numerosa famiglia mormona dell’Idaho, con un fratello violento e un padre fanatico e estremista, che non permetteva né a lei né ai fratelli di andare a scuola, ma nemmeno all’ospedale (ci si poteva curare solo con gli unguenti e le erbe della madre), e preparava la famiglia alla fine del mondo costringendola a fare scorte di viveri o a lavorare con lui in discarica. È un libro pieno di episodi incredibili, proprio nel senso che è difficile leggerli e immaginarli reali, mescolati a teneri ricordi d’infanzia e senso di appartenenza. Alla fine Westover è riuscita a studiare e ad emanciparsi dalla sua famiglia, fino a studiare a Cambridge, dove ha preso un dottorato in storia. E ci è arrivata nonostante gli anni di vita isolata, i rapporti abusivi e l’indulgenza nei confronti di chi li aveva messi in pratica (il libro è la storia della sua emancipazione). Se vi incuriosiscono le storie personali, o i memoir, come si dice, vale la pena. Ma anche se siete tra quelli che fanno fatica ad arrivare alla fine di un libro e avete voglia di leggerne uno immersivo: questo è difficile lasciarlo a metà.

Pinocchio prima di Pinocchio di Alessandro Sanna
Metto le mani avanti. In Pinocchio prima di Pinocchio non ci sono il burattino come lo conosciamo, né mastro Geppetto, anzi: non ci sono proprio esseri umani. Ed è bizzarro perché nelle sue avventure tradizionali Pinocchio è alla costante rincorsa dell’uomo, o della sua idea di uomo. Questa invece è una corsa in tondo, un moto che non tende alla conquista di qualcosa (la trasformazione in essere umano), ma che si srotola sotto ai piedi del rametto-burattino per tornare al punto di partenza seguendo solo le non-regole dell’avventura e dell’imprevisto. L’altra cosa da dire è che in questo libro non ci sono parole, ma è una raccolta di bellissimi acquerelli.

Footnotes in Gaza di Joe Sacco
Raramente un libro può essere descritto in così tanti modi. Un saggio storico sulla crisi di Suez e i massacri nella Striscia di Gaza. Un graphic novel in cui ogni vignetta sembra un quadro, tanto è accurata. Un manuale di giornalismo. Una riflessiva autobiografia sul senso di fare bene il proprio lavoro. È del 2009, ma quasi non è invecchiato. Male che vada, potete usarlo come minaccioso coffee table: pesa più o meno 16 chili.

Qui di Richard McGuire
Qui è un graphic novel, anche se è difficile definirlo e spiegare efficacemente come è fatto: è ambientato in una sola stanza, la sala di un appartamento, in cui vediamo – anche nella stessa tavola – scene che si svolgono in anni diversi, avanti e indietro nel tempo, anche
nel futuro. Vediamo feste, litigi, pomeriggi pigri, amori, nascite, morti, momenti importantissimi e insignificanti. È un libro che parla dello scorrere del tempo e delle storie che si accumulano in un posto. È un bellissimo regalo da fare a un coinquilino a cui volete molto bene, nel momento in cui le vostre strade si dividono. È ancora più bello regalarlo alla persona con cui andrete a vivere o con cui vivete da poco, per dire che la vostra casa ha tantissime storie, certo, ma aspetta le vostre.

Aprile di Jérémie Lefebvre
Dio è violent di Luisa Muraro
In (quasi) tutte le analisi sulla rivolta dei gilet gialli e anche nelle parole delle istituzioni, le rivendicazioni (comprensibili) vengono separate dalla violenza (da condannare). Ma è un’operazione conformista e in qualche modo “metafisica” che non riesco né a comprendere né a fare con immediatezza. Due libri, dunque, in (mio?) aiuto. Il primo si intitola Aprile, è un romanzo, in copertina ci sta la Tour Eiffel rovesciata: l’autore, Jérémie Lefebvre, immagina appunto che un’insurrezione giacobina rovesci il sistema francese, deportando le élite nelle banlieue e aprendo il centro città alle persone più povere, che superando argini e muri si sostituiscono alle classi abbienti (e dirigenti). Nell’inversione, non è chiaro dove stiano i buoni e dove i cattivi: il nuovo ordine appare disumano, ma rende immediatamente evidente la disumanità dell’ordine precedente. Il secondo libro è un pamphlet scritto da una filosofa femminista, Luisa Muraro, e si intitola Dio è violent. Come è possibile far tremare un ordine senza un radicale conflitto? Com’è possibile pretendere la normalizzazione del dissenso senza negare, di fatto, le ragioni e le pulsioni di quel dissenso? Com’è possibile infine, soprattutto in alcuni momenti storici, invocare il contratto sociale come qualche cosa di mitico? Si ripete sempre, come in una specie di comandamento, che l’ordinamento democratico escluda e neutralizzi la violenza e che il moderno contratto sociale si basi sulla cessione della violenza e della forza dei singoli al monopolio statale in nome di una vittoria del diritto sull’abuso e di una pacifica convivenza. Ma tutto questo non ha forse portato alla banalizzazione della retorica della non violenza e alla condanna (a volte strumentale) del conflitto quando si presenta, come se nascesse improvviso e imprevisto? E soprattutto: l’ordine del discorso democratico dice la realtà spesso violenta e quotidiana delle cose? Aprile mostra in modo distopico e spaesante l’origine di queste domande, Dio è violent invita a ripensare il problema della violenza «per sollevarlo pubblicamente con la radicalità che oggi si impone». E lo fa lavorando sulla posizione asimmetrica delle donne nel contratto sociale moderno. Tocca infatti a loro per due principali motivi: perché del tradimento del contratto sociale hanno un’esperienza storica diretta (essendo state nel contratto sociale contemporaneamente incluse con false promesse ma anche escluse) e perché hanno una frequentazione intima con la violenza sessuale, quella che in vari gradi le colpisce per il semplice fatto di essere donne. Ogni essere umano, spiega la filosofa, ha dentro di sé una forza che non deve essere lasciata andare in modo indiscriminato e nemmeno cancellata. Ma usata tutta intera, senza arretrare di fronte al fatto che il confine fra forza e violenza è incerto, non prevedibile. La proposta di Muraro consiste nell’invito a non rinunciare alla propria forza di fronte all’uso violento del potere, e anzi ad usarla tutta intera, senza arretrare e sapendo che va dosata: «quanto basta per combattere senza odiare, quanto serve per disfare senza distruggere»: q.b., come il sale nelle ricette.

La famiglia Aubrey di Rebecca West

Gli Aubrey sono una famiglia fuori dal comune, nella Londra di fine Ottocento. Nelle stanze della loro casa coloniale, fra un dialogo impegnato e una discussione accanita su un pentagramma, in sottofondo riecheggiano continuamente le note di un pianoforte; prima dell’ora del tè accanto al fuoco si fanno le scale e gli arpeggi, e a tavola non si legge, a meno che non sia un pezzo di papà appena pubblicato. Le preoccupazioni finanziarie sono all’ordine del giorno e a scuola i bambini sono sempre i più trasandati; d’altronde, anche la madre Clare, talentuosa pianista, non è mai ordinata e ben vestita come le altre mamme, e il padre Piers, quando non sta scrivendo in maniera febbrile nel suo studio, è impegnato a giocarsi il mobilio all’insaputa di tutti. Eppure, in quelle stanze aleggia un grande spirito, una strana allegria, l’umorismo costante di una famiglia unita, di persone capaci di trasformare il lavaggio dei capelli in un rito festoso e di trascorrere «un Natale particolarmente splendido, anche se noi eravamo particolarmente poveri». È una casa quasi tutta di donne, quella degli Aubrey: la figlia maggiore, Cordelia, tragicamente priva di talento quanto colma di velleità, le due gemelle Mary e Rose, due piccoli prodigi del piano, dotate di uno sguardo sagace più maturo della loro età, e il più giovane, Richard Quin, unico maschio coccolatissimo, che ancora non si sa «quale strumento sarà». E poi c’è l’amatissima cugina Rosamund, che in casa Aubrey trova rifugio. Tra musica, politica, sogni realizzati e sogni infranti, in questo primo volume della trilogia degli Aubrey, nell’arco di un decennio ognuno dei figli inizierà a intraprendere la propria strada, e così faranno, a modo loro, anche i genitori. Personaggi indimenticabili, un senso dell’umorismo pungente e un impareggiabile talento per la narrazione rendono La famiglia Aubrey un grande capolavoro da riscoprire.

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