Verita Monselles: archivio fotografico

L’archivio fotografico di Verita Monselles, conservato presso l’Archivio Fotografico Toscano del Comune di Prato dal 2005, rappresenta una testimonianza fondamentale per la storia della fotografia e dell’arte femminista in Italia e a livello internazionale. Il fondo, composto da migliaia di stampe, diapositive e negativi, consente di ripercorrere l’intero arco della produzione dell’artista argentina, dagli esordi tra Napoli e Firenze alla sperimentazione digitale degli anni Novanta.

È soprattutto negli anni Settanta che Monselles si afferma come una delle voci più radicali della protesta femminista. Serie come “Amore, amore”, “Stars”, “Ecce Homo” e “La Venere contestatrice” smascherano i modelli imposti dall’educazione cattolica e dalla società patriarcale, attraverso immagini forti, simboliche e spesso provocatorie, in cui il corpo femminile diventa spazio di conflitto, denuncia e riappropriazione. Il celebre “gesto della vagina”, sovrapposto alla Venere canoviana, è oggi considerato un’icona dell’arte femminista degli anni Settanta.

Negli anni Ottanta, Monselles apre lo studio Fotogrammatre a Firenze e la sua ricerca si contamina con i linguaggi della moda e della pubblicità. Le scenografie barocche lasciano il posto a ritratti femminili dominati da luci artificiali, trucchi stravaganti e colori squillanti, dove la donna appare più autonoma e assorta in una dimensione di mistero e malinconia.

Dagli anni Novanta, infine, l’artista sperimenta le tecnologie digitali e rielabora opere precedenti, abbandonando la denuncia diretta a favore di una dimensione più intima e riflessiva.

L’archivio Monselles conserva così la traccia di un percorso artistico complesso, in cui fotografia, corpo e identità femminile dialogano per oltre trent’anni con i grandi temi della società contemporanea.

Scoprilo su artecontemporanea.toscana.it.

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