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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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Speciale anni 70: Il Krautrock e i Neu!

(PRECURSORI IN 4 NOTTI)

Neu!

 
È inutile raccontarselo, gli anni 70 anni hanno rappresentato per la musica quello che si potrebbe definire un vero e proprio "rinascimento musicale", ma come spesso accade, la presenza di tali e tanti fenomeni tutti insieme finisce per oscurarne alcuni.

Ho deciso quindi di rendere onore ad un genere-non genere coniato ad inizio anni 70 e che porta il nome di krautrock ed in particolare ai Neu! (pronuncia Nòi!).


 

 
 
Neu!

Il krautrock...

...è un termine usato esclusivamente da certa stampa e critica angloamericana, che tende a raggruppare tutti quei gruppi tedeschi anni 70 che hanno prodotto in varia misura, forme musicali nuove a partire dal rock progressive o dalla musica elettronica tedesca (ad esempio Karlheinz Stockhausen) dei decenni precedenti. Il termine fu utilizzato per la prima volta in senso denigratorio sulle pagine del settimanale inglese Melody Maker.
In pratica un genere accomunato solo per la territorialità teutonica e la forte volontà di sperimentare nuovi sound. Coniato a misura come contenitore musicale, il krautrock ha espresso tuttavia percorsi musicali indiscutibili per qualità, sviluppo e innovazione.
A me personalmente fatto impazzire i Neu!.
Il gruppo composto di due soli elementi, Michael Rother e Klaus Dinger, rispettivamente multistrumentista e batterista, mette insieme, nel lontano 1972 uno dei capisaldi del genere new-wave, sconcertante per attualità, sia a livello di suoni che a livello musicale.
La linea guida dell'omonimo album Neu! è tipicamente seventy.
Non si può definire un concept album, ma la scansione dei brani è talmente perfetta che risulta eccezionale l'insieme, anzi un primo ascolto totale dell'album è pressoché essenziale, nonostante il pezzo d'ingresso Hallogallo faccia subito venir voglia di riavviare il disco.
Gli oltre dieci minuti di Hallogallo entusiasmano per una ritmicità minimal estremamente coinvolgente e dei crescendo di effetti chitarristici che definirei cosmici. L'ascoltatore dapprima avvolto nella metodicità dal ritmo, via via che il brano scorre può provare una sensazione di distacco dalla realtà ed intraprendere un viaggio che però viene interrotto dal brusco finale del pezzo. L'album prosegue con Sonderangebot: note prettamente industrial poste a sancire la fine di un sogno iniziato solo pochi minuti prima per ritornare nel vissuto più oscuro, meccanico, introversamente più angoscioso.
Weissensee è in assoluto il pezzo più onirico del disco, con distorsioni di chitarra e un ritmo lento e cadenzato che richiama i Doors e che, successivo a Sonderangebot, trasmette sollievo nell'ascoltatore. Im Gluck è sperimentazione pura, suoni acquatici e distorsioni di chitarra intercalate da frasi appena sussurrate. Dopo le suggestioni acquatiche si passa all'intro shock di Negativland, in piena chiave industrial con tanto di effetto martello pneumatico. Il pezzo si differenzia dal resto dell'album per l'uso del basso come strumento guida, riff di basso ossessivi ed incalzanti, stridenti rumorismi che hanno sicuramente marchiato a fuoco l'immaginario di Joy Division e Unknown Pleasures, ma in buona parte di tutto il movimento industrial fine anni 70 inizio anni 80.
Il finale è sommesso, quasi una mistica preghiera che in "Lieber Honig" chiude i conti a un disco altamente creativo.
Cosa dire oltre... un CAPOLAVORO, da ascoltare e riascoltare più volte.
Dopo averlo ascoltato, sappiate che l'intero album è stato realizzato in 4 notti, insomma, robba da anni 70 non c'è che dire...


 
 

Per chi fosse curioso di approfondire le proprie conoscenze del krautrock, consiglio di ascoltare:

- "Neu!2" dei Neu!
- "Faust" e "Faust IV" dei Faust
- "Tago mago" dei Can
- "Phallus dei" degli Amon Duul II
- "In Den Garten Pharaos" dei Popol Vuh

 


 

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