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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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La letteratura ha in sé l'anima della musica


I legami tra la letteratura e la musica sono antichissimi, tanto che, potremmo dire, la distinzione dei generi artistici è sentita maggiormente solo da noi moderni, mentre secoli fa spesso non si pensava ad alcuni generi letterari senza richiamarsi automaticamente alla musica. Molta parte della letteratura nasce, infatti, come supporto a melodie, e viceversa molte melodie sono state composte appositamente per accompagnare racconti

Nel Medioevo, periodo dei trovatori provenzali, degli stilnovisti e del Petrarca, molto spesso la poesia si lega intimamente alla musica e nascono molti generi che ancora oggi mantengono un certo rapporto con la musica, non è un caso se le poesie di Leopardi continuano a chiamarsi Canti. Questo legame appare più evidente se si considera come, spesso, gli stessi autori di opere letterarie sono, al contempo, musicisti o compositori (ad es. Hoffmann, Wagner, Arrigo Boito).

La mia è solo una breve riflessione, da profana di musica ma affascinata dalla vastità e complessità dei rapporti tra i due generi artistici.
Tecnicamente, nella tipologia dei rapporti di collaborazione fra poesia e musica ci sono due polarità fondamentali: da un lato c'è il caso di uno scrittore che, senza pensare assolutamente alla musica, scrive un testo, che un musicista utilizza, perché lo giudica adoperabile ai suoi fini espressivi, stimolato oltre che dall'aspetto tematico, dall'aspetto dell'organizzazione linguistica; dall'altro lato esiste invece il caso di una collaborazione che nasce perché il musicista chiede ad un autore un testo che sia appositamente scritto; poi ci sono i casi intermedi, in cui l'autore propone dei materiali che ha già elaborato e che il musicista trasceglie liberamente.

 
 
Bob Dylan

La prima volta che rimasi folgorata dall'osmosi tra poesia, parole e musica è stata quando ascoltai una canzone di Bob Dylan.
In una certa letteratura americana all'epoca della cultura beat, ci sono stati autori, come Kerouac e Ginsberg, che dichiaravano di essersi ispirati molto al ritmo del jazz o alla pop music, proprio come ritmo di scrittura; ci sono esempi, in poesia come in prosa, di una letteratura che ha subìto questo influsso della ritmica musicale, sul terreno del romanzo e della narrativa, come su quello poetico.
Un autore di canzoni può rimanere influenzato da tutto quello che legge, che sia un annuncio su un giornale o un classico della letteratura, e molte tracce di letture possono rimanere nei suoi versi. Ad esempio, non si capisce molto dei testi di Jimi Hendrix se non si sa che era un appassionato lettore di fantascienza e che i suoi riferimenti ad alieni che ci guardano e a metamorfosi marine scendono direttamente dalla fantascienza più visionaria degli anni Sessanta. Ma non c'è uno sviluppo parallelo della letteratura e della lirica rock, perché partono da riferimenti temporali diversi. Un autore di canzoni può rimanere influenzato da un poeta dell'Ottocento che usa rima e metrica in una maniera che sarà sempre estranea a un poeta che si è formato sulla versificazione del Novecento. Molte delle liriche di Dylan sono eredi di un'epoca che va da William Blake a Rimbaud e magari fino a Yeats, con poche possibilità strutturali di spingersi oltre.

 
 
Fabrizio de Andrè

Mi è sempre apparsa come un racconto in musica La guerra di Piero, canzone celeberrima dell'inizio degli anni 1960 di Fabrizio De André. Questa è il racconto al contempo dolce e triste della contradditorietà e stupidità della guerra, fatto dal punto di vista di chi l'ha vissuta in prima persona, un semplice soldato. Apre e chiude con una quartina indimenticabile:


Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.



Stilisticamente è una canzone di 13 strofe; ogni strofa è composta da 4 endecasillabi. Le rime sono talvolta baciate, talaltra incrociate.
Come in un vero e proprio racconto, ci sono essenzialmente due voci: quella del narratore e quella del protagonista. Il narratore è esterno e parla in terza persona, ma in alcuni momenti entra nella narrazione con le sue esortazioni (Fermati Piero, Sparagli Piero), immedesimandosi nella situazione e perciò provocando anche un maggior coinvolgimento nel lettore/ascoltatore. Il discorso riportato di Piero rende più tangibile la sua stessa figura, che altrimenti rimarrebbe un semplice soldato-fantasma in mezzo a molti altri, accentuando così il coinvolgimento del lettore/ascoltatore.
Oltre ad essere musicata, questa canzone presenta a livello testuale numerose ripetizioni che le danno un ritmo particolare e che sottolineano nel testo i passaggi più carichi di significato e di emotività.
L'antitesi principale sulla quale si costruisce la poesia è quella tra la morte e la vita, dove ogni elemento appartenente al campo semantico dell'uno si trova in prossimità e in contrasto con gli elementi del campo semantico dell'altro. Tra i due termini, il tempo costituisce il tramite o la separazione, talvolta come mezzo di passaggio dalla vita alla morte (la perdita di tempo di Piero che è causa della sua morte), talaltra come confine invalicabile tra i due mondi (ti accorgesti in un solo momento che (...) non ci sarebbe stato ritorno).

 


Per evidenziare quanto il rapporto tra la musica e la letteratura sia stretto, basta esaminare l'alessandrino e il rap: due frutti dell'espressione umana che nascono in momenti storicamente e culturalmente lontani ma che hanno molto in comune.

L'alessandrino è un verso francese che deve il suo nome al Roman d'Alexandre, una canzone di gesta composta nel XII secolo. È un verso di dodici sillabe, o meglio di dodici accenti, che ricorda il nostro endecasillabo per il metro e per il suo prestigio. Si può dire che esso rappresenta il verso più importante della tradizione poetica e teatrale francese, dove grazie a Racine, Corneille, Molière e altri grandi del loro calibro ha raggiunto una perfezione classica (XVII secolo).
La storia dell'alessandrino prosegue nel XVIII secolo attraverso il tentativo da parte delle nuove generazioni di poeti di mantenere il prestigio della tradizione classica, ma è soltanto con Hugo e De Musset, nel XIX secolo, che il verso trova i suoi nuovi interpreti in seno alla sensibilità romantica.
Tranne poche eccezioni, nel XX secolo l'alessandrino vede cadere il proprio prestigio, a favore di metri più brevi o addirittura di forme poetiche libere.
Il rap è un genere musicale che nasce negli anni Settanta tra le gang dei quartieri neri delle grandi città degli Stati Uniti (New York, Brooklin, Harlem, South Bronx), e si caratterizza per una certa violenza di espressione oltre che per una cultura di strada. Deve il suo nome al 'rapping', esercizio per cui si dovevano pronunciare il maggior numero di parole nel minor tempo possibile: una vera e propria gara che decideva chi doveva essere il capogruppo.

Negli anni Ottanta il rap diventa di dominio anche bianco (ma praticamente mai femminile - in alcune delle sue espressioni più violente il rap è anche, purtroppo, esplicitamente misogino) ed evolve politicizzandosi sempre più, dando voce a polemiche e denunce, scontrandosi con la rigida censura
americana. È soprattutto negli ambienti delle sue origini, cioè tra i gruppi neri statunitensi, che il rap diventa la voce di protesta contro uno stato sentito come un oppressore.
Oggi il rap vive un momento di forte espansione e di profondi cambiamenti sia nei contenuti che nei 'mezzi', facendosi sempre più spesso portavoce di valori di pace e fratellanza (non ultimo l'abolizione delle barriere razziali) e vivendo un certo processo di commercializzazione.
Qual è dunque il terreno sul quale possono incontrarsi alessandrino e rap, due realtà così lontane, espressioni di gruppi sociali e di esigenze così diverse? Nell'unica cosa che hanno che sia propriamente loro: il ritmo.
Essendo un verso piuttosto lungo, l'alessandrino è tagliato al suo interno da una cesura posta sempre dopo il quinto accento. Esso è quindi divisibile in due emistichi perfettamente uguali, di 6 sillabe ciascuno.
Allo stesso modo il rap ha naturalmente preso il ritmo tipico dell'alessandrino, perchè è un verso che si presta ad una narrazione cadenzata secondo un ritmo sempre uguale, perlopiù con l'uso di rime baciate o incrociate.
Il rap è prima di tutto una tecnica evidentemente ritmica e musicale, ma anche una tecnica del discorso verbale, un modo paradossale per 'recitare cantando', in cui l'importanza del testo è molto forte e permette di utilizzare anche dei componimenti che non abbiano una preordinata struttura ritmica, ma che si costruiscono attraverso giochi verbali.
 
 

La musica non è solo qualcosa che si ascolta.
Emozionando, la musica racconta e spinge a raccontare.
La musica suona e canta delle storie.
Non esiste un linguaggio così stimolante e foriero di idee come quello musicale.
Il suono, il ritmo, la melodia, l'armonia, il sound sono, ben prima di essere espressioni di sistemi musicali più o meno strutturati, una fonte inesauribile di stupori, di desideri, di passioni.
La musica è suono, è movimento, corpo, la musica è parola, è memoria, comprensione, è il fiume in piena delle sensazioni che compongono la nostra esistenza. La musica ha in sé la letteratura, la letteratura ha in sé l'anima della musica e della musicalità...
Chi come me ama scrivere non può prescindere da tutto questo. E dunque deve scovare le parole, le frasi, i discorsi, i racconti, le storie, le avventure, le poesie in mezzo alle vibrazioni.
Sono lì dentro, vestite di suoni e ognuno di noi è in grado di estrarle, di trascriverle a matita, a penna o al computer, di renderle proprie.

 

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