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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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LES FAUVES: CONCERTO IN CHIAROSCURO

TAGO MAGO 19-12-2006


Era tanto che non mangiavo una pizza così buona, infatti ne ho mangiate 2, una buona birra belga, un bel dolce fatto in casa, caffè e un El Dorado 15 anni per finire. Tutto bene. Ora si doveva aspettare circa un'ora per ascoltare i Les Fauves.
Il caldo ambiente del Tago Mago di via Stradella e una buona conversazione a base di Krautrock (vedi articolo a pagina 5 per saperne di più) con Stefano, gestore del locale, mi aiutano ad ammazzare il tempo dell'attesa, una buona compagnia femminile condisce alla perfezione il mio inizio di serata.
In giro si parla un gran bene dei Les Fauves, li vedo girottolare per il "Tago" in attesa che arrivi il loro momento, sono giovani, questo è il mio primo pensiero, penso che fu "interessante" il mio secondo, il terzo francamente non lo ricordo.

 
 
Les Fauves

Ore 11.20 circa.


Salgono sul palco i Les Fauves, in formazione classica per il Garage/rock, batteria, basso, chitarra e tastiere (per la verità il tastierista è più un multi-strumentista).
L'approccio del gruppo è abbastanza timido, una scarna presentazione e si parte col primo pezzo.
I suoni all'interno del locale sono ben settati, nonostante io sia troppo vicino al palco per sentire alla perfezione tutte le frequenze, l'insieme risulta davvero gradevole all'ascolto.
Il gruppo non mi pare nella sua serata migliore, il chitarrista/cantante è poco preciso, le tastiere non incidono per quanto dovrebbero, di contro, basso e batteria sono di ottimo livello, è impossibile non lasciarsi trasportare dalla carica trasmessa da Case (Davide Caselli, batteria), e la bella Sissy (Silvia Dallari, basso) lo supporta alla perfezione.
Crop Sfroocer (alias Roberto Papavero, voce) canta con totale distacco, a prima vista è quasi irritante, ma dopo il primo pezzo capisci che il timbro di voce, il cantato e il personaggio richiedono un approccio minimale e non fa in tempo ad arrivare il terzo pezzo (i titoli purtroppo sono un mistero per me) che quella voce monocorde ed ipnotica ha raggiunto il suo obbiettivo. Sono decisamente ben impressionato, nonostante qua e là ci si debba fermare per accordare la chitarra (?!?!), i pezzi, cantati in inglese, hanno evoluzioni musicali, a livello, di tempi, controtempi e melodie decisamente interessanti. Tutti i quadratini del mosaico sono al loro posto, una buona linea basso-batteria, una voce perfetta per il genere proposto, effetti che arricchiscono e riempiono con gusto il sound, ma nonostante tutto ho la netta sensazione che non sto assistendo ai migliori "Les Fauves".
Ho imparato negli anni a non giudicare mai un musicista per come ha suonato una sera, a maggior ragione se si tratta di un musicista giovane, l'aspetto che più mi attrae è il "progetto-musicista", questo perché la serata storta può capitare veramente a tutti, ma non per questo si deve parlare male se il progetto è valido.
I Les Fauves sono un progetto decisamente interessante, come ho già detto in precedenza, tutto è al posto giusto (beh, lo styling non proprio a dire il vero), i brani sono accattivanti sia per sonorità che per ricercatezza (io personalmente li avrei preferiti leggermente più sintetici), ed i musicisti hanno un buon potenziale (per una chitarra scordata ho visto finire al 3° pezzo un'esibizione dei Verdena al Monza Rock Festival, tanto di cappello al buon Crop che ha cercato di rimediare al problema senza perdere il ritmo del concerto).
Il mio giudizio, alla fine, è positivo con riserva, perché è vero che la materia prima c'è (e ascoltati sul disco è evidente), ma se poi non si è in grado di suonarla dal vivo alla perfezione, si creano forti dubbi sulla consistenza del gruppo.
Personalmente faccio i miei più sentiti auguri ai Les Fauves e spero di risentirli al più presto nelle migliori condizioni.
Strumenti a posto ragazzi, mi raccomando...

 
 
Les Fauves
 

BIOGRAFIA

Il gruppo nasce a Sassuolo dall'incontro di Case (Davide Caselli) e Crop Sfroocer (Roberto Papavero) nel luglio 2003. Il duo, inizialmente impegnato in sperimentazioni a metà fra elettronica e Rock'n'Roll primordiale, diventa presto un trio e adotta una formazione più classica prendendo, dopo circa un anno, la bellissima Sissy (Silvia Dallari) al basso.

La musica prende da subito un taglio piuttosto sbilenco, che calza stretto nella definizione di "Garage Rock"; ci sono i Cramps, i Television, i Violent Femmes, i Devo, e soprattutto c'è dentro tutta l'umidità e la nebbia di una delle province più inquinate del mondo. E inquinati e nebbiosi sono i pezzi, che sembrano nascere davvero con facilità. Dalle più semplici ballate alla Pavement e Velvet Underground ai pezzi rudi e minacciosi di Stooges, contornati da sensuali danze semielettroniche e spaziali giri di basso.

Tanti pezzi, molti generi, lo sguardo verso il futuro con un occhio sempre puntato al passato. L'amore per il riverbero, sempre troppo poco, per i bassi, l'eccentricità di fine 70' inizio 80', la voglia di fare, di farsi sentire .

Iniziano registrando in sala prove un primo demo di tre pezzi con misera strumentazione ed obsolete conoscenze tecniche, poi lo spediscono ovunque. Chi lo considera sono solo i concorsi, che sembrano prendersi un minimo a cuore la band. Ed è grazie a loro che in pochi mesi, dalla primavera 2005, i giovini si esibiscono su importanti palchi quali quello dell'Heineken Jammin' Festival, del SoundLabs Festival e ancor più di Benicassim in Spagna affiancando gruppi di fama stellare, o esibendosi su Allmusic, o aprendo importanti concerti come quello di Dirty Pretty Things al Qube di Roma e Art Brut al Covo di Bologna.

Da qui i primi incontri importanti. L'amicizia di Luca G (Julie's Haircut) per qualche consiglio e soprattutto l'incontro con Giacomo Fiorenza, produttore e rinomato tecnico dell'ambiente, ora legato alla band tramite L'Alpha Management.

.Anche i primi cambiamenti. L'entrata del grande Paolo Pugliese alle tastiere con il conseguente affinarsi dei pezzi e della loro struttura.

Solo grazie a Giacomo la band riesce a fare però il "grande passo": registrare un EP professionale all'Alphadept di Bologna e soprattutto incontrare Paolo Naselli Flores, grande capo della Toscana Urtovox Records, con cui sono convinti di poter esprime al meglio tutto il riverbero ed il basso che ancora in pochi solo conoscono.

 

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