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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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Jeff Buckley : "Grace"

 
Jeff Buckley

Titolo: "Grace"

Artista : Jeff Buckley


Etichetta:
Columbia/Sony

                       Genere: Rock

                       Anno di pubblicazione: 1994

 
 
 

Stava per diventare un mito con un solo disco, poi una morte assurda ha posto fine alla sua (giovane) vita. Ma tutta l'esistenza di Jeff Buckley è segnata da un destino beffardo.
 
Jeffrey Scott Moorhead nasce, infatti, il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, inizia proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim muore per overdose all'età di 28 anni, lasciando un grande vuoto nella vita di suo figlio.
 
A 17 anni il giovane Buckley forma a Los Angeles il suo primo gruppo, gli Shinehead. Nel 1990 ritorna a New York e con l'amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i dissidi interni portano il progetto ben presto al fallimento.
 
Jeff Buckley inizia allora una carriera da solista suonando nel circuito del Greenwich Village e rendendosi noto soprattutto per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre, di cui interpreta "Once I Was" (da "Goodbye and Hello"). Le sue prime esibizioni avvengono in un piccolo club dell'East Village di New York chiamato Sin-E'.
 
Nel 1993, dopo alcuni anni di gavetta, Jeff ha la possibilità, tramite la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio in questo club, dal titolo "Live at Sin-E'". Per promuovere il disco Jeff e la sua band partono per una tournée nel Nord America e in Europa.
 
Visto il discreto successo, la sua casa discografica avvia una campagna promozionale per il suo primo disco completo "Grace" (Columbia/Sony), pubblicato negli Usa nell'agosto del 1994. Un album che svela tutto il talento di un'artista in grado di emozionare come pochi con quella voce idilliaca che risalta in tutto il suo splendore in brani come la titletrack e le splendide "Mojo Pin" e So Real" Un lavoro intenso, struggente. Dieci tracce, più tre cover, tra le quali la meravigliosa "Hallelujah" di Cohen, dove gli arrangiamenti eleganti in bilico tra il folk e il rock, pop e soul si combinano alla perfezione con le sottili trame melodiche del disco, esaltanendone il senso di religiosità dei brani. E poi c'è il canto di Jeff che spesso parte piano, modulando le inflessioni nello stile dei folk-singer, per finire sempre in un crescendo drammatico e "mistico", tra il blues e gospel.
 
Nel 1997 viene avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco "My sweetheart the drunk", che uscirà postumo, in una veste incompleta, con il titolo di "Sketches (for my sweetheart the drunk)".
La notte del 29 maggio di quello stesso anno l'artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), e lì decide di fare una nuotata nel Mississippi gettandosi nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall'ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, senza, però, ottenere risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l'effetto né di droghe né di alcol.
Nel 2000, la Columbia, dietro la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, pubblica "Mistery White Boy", una raccolta dal vivo "Live in Chicago" (su Dvd e Vhs), concerto registrato nel 1995 al Cabaret Metro di Chicago. Nel 2001 esce invece, "Live à l'Olimpya", ritratto del giovane Jeff nella sua Parigi, contenente brani del primo disco e qualche cover. Quanto ci manca oggi Jeff Buckley? Tanto.
Lo hanno portato via le acque del Mississipi, ma il suo spirito è ancora vivo in mezzo a noi.