
Nome : Acid Brains (menti acide al punto giusto)
Titolo : "Far Away"
Genere : post-grunge
Componenti :
Stefano Giambastiani - voce e chitarra
Stefano Marchi - batteria
Alfredo Bechelli - chitarra
Antonio Amatulli - basso
Per i "puristi" il genere grunge si contraddistingue più per un comune denominatore territoriale (Seattle) che per un vero e proprio cambio di sound rispetto alle sonorità presenti a fine anni 80, è per questo che, a mio avviso, è più corretto definire "Post-grunge" il 3° album degli Acid Brains, Far Away.
Il quartetto di Lucca, mutato nella sua formazione originale (la bassista Elisa Lazzari ha lasciato il posto ad Antonio Amatulli), convince dal primo ascolto.
Si rimane subito ben impressionati dalla pienezza dei suoni proposti, chitarre grosse al punto giusto, batteria che non smette un attimo di pestare dietro ad un impatto vocale tipico di un genere che privilegia la chiarezza ai virtuosismi alla Axel Rose (per intenderci).
Dietro un impianto sonoro di buon livello si sviluppano le liriche di Stefano Giambastiani; si canta l'insofferenza da un mondo le cui regole non si condividono, ma contrariamente allo "sparatutto" stile punk, lo si fa con sottigliezza, spesso ad interrogarsi ed a interrogare sul perché delle cose piuttosto che ad issare una bandiera di verità personale.
Particolare rilievo per "Something wrong" e "Be like I wanna be", più introspettivo ed introverso il testo di "Mirror", la ballata dell'album, attuale ed immediato quello di "I hate reviews".
I 4 Acid Brains presentano un album tecnicamente di buon livello, bilanciato, mai artificiosamente ridondante, piacevolmente ammiccante alle sonorità tipicamente grunge made in Seattle.
Se a supportare Far Away vi sono suoni, liriche e tecnica decisamente convincenti, non si può dire lo stesso riguardo l'originalità musicale.
Non si può non notare, e questo è essenzialmente l'unico elemento di critica che muovo, la quasi totale assenza di intro e finali di livello, ritmicamente i pezzi non sono sempre ben curati, ed in questo, credo si potesse fare meglio.
Resta comunque un lavoro decisamente solido, che non ha niente da invidiare ai prodotti presenti sul mercato italiano (anzi si colloca in buona posizione) che però non apporta la classica "ventata di aria nuova" in un movimento che stenta a trovare le luci della ribalta.
Do you wanna hear me?
Be like I wanna be
Mirror
I hate reviews
In the heavens
Something wrong
If all is the same
I'll go away from here