La Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù e appunto, il Divo Giulio. Il nuovo film di Sorrentino è la storia di Andreotti, della sua solitudine, delle sue emicranie.
Una storia che coincide con la storia più recente d'Italia e di tutti i suoi misteri, ma che non è certo girata come un reportage. Cronaca e grottesco, reale e surreale si mischiano di continuo e rendono il film godibilissimo.
Geniale la regia, splendida la fotografia. Grande, come al solito, Servillo.
Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes.
La scena più bella
La sequenza in cui Andreotti e la moglie siedono mano nella mano davanti al televisore dove Renato Zero canta "I migliori anni della nostra vita"...
Curiosità
Oriana Fallaci, colpendo molto Sorrentino, scrisse di Andreotti: "Mi mette paura, ma perché? Quest'uomo mi ha ricevuto con una gentilezza squisita, cordiale. Mi aveva fatto ridere a gola spiegata, arguto. E il suo aspetto non era certo minaccioso. Quelle spalle strette quanto le spalle di un bimbo, e curve. Quelle mani delicate, dalle dita lunghe e bianche, come candele. Quell'atteggiamento di perpetua difesa. A chi fa paura un malatino, a chi fa paura una tartaruga? Solo più tardi, molto tardi, mi resi conto che la paura mi veniva proprio da queste cose. Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza".