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DALLE STELLE ALLE STALLE
POP E GRIDOLINI
Premetto che se fosse per me e non per il mio portafoglio andrei a vedere qualsiasi tipo di concerto, ma se avessi dovuto scegliere quale concerto del Summer Festival andare a sentire non avrei scelto quello dei Blue. Non perché non meritino la mia attenzione, anzi, questo articolo è la testimonianza del contrario, ma perché la mia formazione musicale si rifà sostanzialmente ai classici del rock, jazz, soul e blues. La verità è che non ho mai amato il pop, neanche ai tempi di Madonna, figuriamoci quando le mie compagne di classe più carine "sbavavano" per Simon LeBon durante la mia fase pre-adolescenziale e poi per i Take That, no grazie. In sostanza ho dovuto aspettare di compiere 28 anni per assistere al mio primo concerto Pop e come poter inaugurare un tale "evento" se non con il migliore gruppo pop sulla piazza? Innanzitutto un doveroso ringraziamento ai responsabili del Summer Festival che hanno dato la possibilità a tutti noi lucchesi di poter assistere al concerto dei Blue, senza dubbio la boy band più amata dai teenager di tutto il mondo, lo testimoniano le classifiche e le migliaia di persone accalcatesi attorno al palco ieri sera. Devo essere onesto, mi sono sentito un po' a disagio senza una nipotina da poter montare sulle spalle, visto che intorno a me gli adulti erano tutti doverosamente accompagnati da figli, nipoti e sorelline. Alle 9 e 30 la folla intorno a me rumoreggia (ci sono ragazzine che aspettano dalle 6 di mattina, io sono andato a letto a quell'ora), la ragazzina accanto a me avrà si e no 14 anni sbuffa e dice alla coetanea: "ne ho visti tanti di concerti, ma non hanno mai ritardato così tanto", sono preso dalla voglia di tranquillizzarla, di raccontarle quella volta che ho aspettato 1 ora i Deep Purple a Pisa, ma falla finita "vecchio" falle vivere il suo concerto. Finalmente alle 9 e 40 circa salgono sul palco, tutti in completo nero, Simon (il ragazzo di colore) aggiunge un po' di kitch al proprio look tramite un paio di guanti di pelle nera e gli occhiali da sole, sono costretto mio malgrado ad ammettere che sono proprio dei bei tipi, in qualche modo stereotipati, ma bei ragazzi. Dal mio metro e 86 non riesco a vedere una cicca (le ragazzine sulle spalle, mannaggia), devo seguire il concerto dagli schermi montati ai due lati del palco e noto con piacere due sventole che ballano in versione lap dance assieme a due ballerini dal fisico scolpito, peccato ragazzi bisogna saper cantare, non solo ballare.... I 4 Blue si muovono con disinvoltura e cantano niente male all' interno di "Broadway" trasportato a Lucca, questo non è il solito concerto, è uno spettacolo a tutto tondo, se solo conoscessi un po' meglio l' inglese potrei anche ridere alle battute dei vari Simon, Antony, Lee e Duncan che si ricavano spazi per isibizioni soliste all' interno dell' ora e mezzo canonica di questo tipo di concerti. Lo show è movimentato, tutt'altro che noioso, storco il naso a sentire "Sorry seems to be the hardest word" di Elton John o "Ride Sally ride", la prima cantata con gorgheggi che mi lasciano basito, la seconda necessiterebbe di una voce leggermente più black del simpatico Antony. Concludendo posso senz'altro dire che l' esperienza pop non è stata così malvagia, il concerto è stato divertente, forse perché alla mia età non risento più del senso di invidia da diciottenne o forse perché chi non prova non può mai sapere come sarebbe se. Voglio però concludere facendo un appello:"genitori, fratelli e sorelle che vi siete assiepati in piazza Napoleone per i Blue fate un ulteriore sforzo economico e portate i più giovani a sentire i miti della musica che si esibiranno a Luglio su quello stesso palco e non mi riferisco solo a James Brown o Van Morrison, ma anche a Jamiroquai, Terence Blanchard e tutti gli altri."
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