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[Disco consigliato] Moltheni:

NEL SEGNO DEL DESTINO: IL RITORNO DI MOLTHENI

Umberto Giardini, in arte Moltheni. Direttamente da Porto Sant'Elpidio per regalarci un album "Splendore Terrore" (2005-La Tempesta Dischi) di rara bellezza musicale. Un album che trasuda di sofferenza, angoscia, di parole ermetiche su basi musicali scarne, dove risalta l'uso dell'organo Wurltizer e della chitarra acustica, tanto da far venire in mente artisti quali, Nick Drake, Afterhours, un Lucio Battisti prima maniera, ma anche Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Un disco che ci porta a scavare nelle nostre parti più intime, dove spesso si nascondono angosce e turbamenti che Moltheni sembra conoscere, in una perenne battaglia con "quello che non vorremmo essere"; perché Moltheni è un cantautore rock fragile, particolare che non si esime dall'autoanalisi, quasi fosse una necessità artistica più che fisica. "Splendore terrore" rappresenta la terza fatica discografica per il cantautore rock marchigiano, arrivata dopo un periodo non proprio felice della propria carriera artistica: al successo di "Natura in Replay", l'esordio datato 1999 su etichetta Cyclope Records e alla partecipazione a Sanremo tra le nuove proposte con il brano "Nutriente" avvenuta sempre nello stesso anno, fa seguito "Fiducia nel nulla migliore" (2001), un disco bello e particolare che suonava tanto grunge americano, ma snobbato da pubblico e critica. Poi quattro anni di silenzio, quattro lunghi anni in cui Moltheni si vede costretto a tirare all'aria un disco già fatto dal titolo "Forma Mentis" e ricominciare tutto da zero con una nuova etichetta, La Tempesta Dischi, la stessa dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Senza mai perdere il filo di un certo percorso artistico, cui ora viene data la possibilità di vedere nuovamente la luce, attraverso un linguaggio musicale non semplice. "Splendore Terrore": un disco che sicuramente non conquisterà al primo ascolto, ma che nei propri meandri nasconde un fascino tutto suo particolare, tra brani strumentali ("Gli occhi di Mara Cagol, "Bue", "Tutta la bellezza del senso materno degli animali", "Tatàna"), canzoni dense di passione ("Fiori di carne", "Limite e perfezione") e lunghe suite ("La Ragazza dai denti strani-Humana").
 
 
MIKELE IRIONDO