1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Lucca Giovane - Testata per la stampa

Contenuto della pagina

INTERVISTIAMO DJ MEMI

(COME UNA CHIACCHIERATA SULLA MUSICA PUO' SFOCIARE IN TUTTO E NIENTE)

Emilio Pallanca, in arte Memi, nasce come DJ, le esperienze lavorative lo hanno portato a girare dischi nei locali più alla moda d'Italia. Dalla costiera tirrenica alla riviera adriatica, dal mitico Bandiera Gialla, al Faruk, all'Etoile 54, Memi si è mosso nel panorama della musica dance come pochi professionisti del settore sono riusciti a fare. Poi è cresciuta la voglia di voler essere ancora più protagonista, cos'è successo? Dopo anni di lavoro in locali sempre all'avanguardia si riesce a conoscere in anticipo ciò che andrà e cosa no. E' in quel momento che viene la voglia di confezionare qualcosa di tuo per il mercato musicale. Nei primi anni '90 ho creato uno studio musicale, successivamente un'etichetta discografica che poi ho trasformato in edizioni musicali e società editoriale. Tutto è nato in buona parte dall'amicizia con produttori, come Gianni Bini e Paolo Martini, tra i più importanti nell'ambito dance. Parlaci dei tuoi successi... Col mio socio Luca Contini siamo partiti con i B-Charme, 60000 copie in Francia e un buon successo in Italia, abbiamo avuto molte soddisfazioni collaborando con le maggiori cantanti americane ed inglesi che provengono principalmente dal mondo gospel, personaggi; ti assicuro di grande spiritualità: Barbara Tucker, Michelle Weeks, Susu Bobien, Dawn Tallman e Sabrina Pope. Un progetto, complesso ma affascinante, è stato House divas, dove abbiamo riunito 5 cantanti americane per comporre un singolo, "Life", che ci ha tenuti occupati per circa 1 anno e mezzo di lavorazione. Un grande successo è stato raggiunto col remix di Message in a bottle di Gordon Summer (per chi non lo conoscesse Sting) che è entrato al numero 3 delle club chart inglesi, licenziato in tutto il mondo. In Australia ne hanno fatto un video di successo. Abbiamo collaborato con etichette che rimasterizzano pezzi originali, lavorando su pezzi dei Toto. Col progetto Bond Street abbiamo rivisitato Personal Jesus dei Depeche Mode, che J.T.Vannelli ne ha fatto un suo cavallo di battaglia. Collaboro attivamente con William Naraine, dei Double You, Please don't go ad esempio. Si potrebbe dire che la musica dance è in un certo senso "spersonalizzata", no? Un tentativo per dare un volto agli artisti è stato fatto negli anni '90 con i video musicali, ricordo ad esempio Jam and Spoon o gli Snap, ma negli ultimi anni si è un po' abbandonata questa strada... Il fenomeno degli anni '90 è abbastanza singolare, i produttori si accorsero che il mercato dance non era più un mercato di nicchia o per soli amanti del genere, ma un'esigenza del grande pubblico, decisero di investire in quella direzione. Un esempio su tutti sono gli Aqua, i cui produttori sono gli stessi di grandi successi pop attuali: gente di livello, insomma. Si potrebbe dire che negli anni '90 la dance si era sostituita al pop. Oggi la spinta è un po' persa, e quindi si è tornati ad essere un prodotto più di settore, più disco...alla fine credo che la musica sia ciclica... In che senso? Ad esempio oggi si ascolta molto l'hip hop, che nasce anch'esso come musica di nicchia, diciamo che mixato all' r'n'b rappresenta il nuovo concetto di pop, avrà la sua vita o poi probabilmente tornerà ad essere un prodotto settoriale. Secondo te è già stato inventato tutto o esiste ancora spazio per inventare? Io credo che si possa e si potrà sempre proporre qualcosa di diverso e di valido, inventare a livello di suoni no, la differenza penso che verrà fatta dalle contaminazioni da genere a genere, credo che la sperimentazione musicale debba scegliere questa strada. C'è chi ci riesce molto bene... Fammi qualche nome. Credo che Lenny Kravits e Red Hot Chili Peppers riascono molto bene a miscelare sonorità funky e rock, Black Eyes Pyes sono un esempio di come non tutte le ciambelle riescano col buco, li trovo piuttosto scontati, ma di grande successo. Tra i più geniali, i White Stripes, dei veri artisti. Si fa un gran parlare di quanto fosse brutta la musica anni '80, che ne pensi? Credo che sia un approccio superficiale, come in ogni periodo storico esiste il bello e il brutto. Certo, se ascoltavi solo la radio, l'immagine era quella della canzonetta, ma non scordiamoci che artisti come David Bowie, i Cure, gli stessi U2 trovano il pieno successo in quegli anni. Si svilupparono interessanti anomalie, ricordo Den Harrow, ai più, penso sconosciuto, stracciare le classifiche europee a discapito degli artisti che tu stesso hai citato. Vedi, questo tipo di anomalia c'è stato e sempre ci sarà. I Den Harrow, i Martinelli, tutto il fenomeno Cecchetto, non credo che realmente si immaginassero tutto quel successo, in fin dei conti facevano prodotti commerciali. L'obbiettivo era quello di fare dei pezzi orecchiabili, simpatici, per far divertire la gente. Personalmente non li condanno affatto, anche se non mi facevano proprio impazzire?! Comunque non amo la musica troppo impegnata e neanche quella troppo disimpegnata, mi piace immaginarla principalmente come intrattenimento, poi tramite essa si può fare del bene, vedi Live8 ad esempio. Oggi non esiste un genere guida come negli anni passati, la musica del 2000 assomiglia a un grosso calderone, tutto dentro e via... Effettivamente si ascolta un po' di tutto, dal pop, al rock, alla disco, al jazz, l'hip hop... non è proprio un male, però... può essere un modo di educare tutti a un ascolto globale... Citando le "Formiche nell'orto", nel loro pezzo Welcome to Lucca dicono testualmente: "a Lucca non passerà mai di moda il blues", io ritengo che sia una chicca, una verità indiscutibile. Ma questo, è un male o un bene? Anche alla luce di quanto detto prima a proposito di contaminazioni e varietà di generi musicali. Io sono un lucchese adottivo, non so esattamente perché si sia creata questa cosa. In generale posso dire che il blues è radicato in quasi tutte le città, è un fatto tecnico ed emotivo. Il musicista, che arriva ad avere una buona preparazione, comincia a suonare blues perché è un genere che libera emozioni e tecnicamente è stimolante per tutti gli strumenti, chitarra, tastiere, voce, batteria... i musicisti propongono spesso repertori blues nei locali della zona e forse il pubblico si è affezionato ed abituato al genere. In un certo senso è "colpa" delle programmazioni dei locali che hanno influenzato gli ascoltatori... Certo! La colpa, se esiste, è sempre di chi propone. Come sai, noi interagiamo coi locali, com'è il locale tipo di Memi? Io amo molto i locali che si trovano all'estero ed in particolare quelli delle grandi città. Qui si trova dal 50enne al ragazzo molto giovane, si crea come un incontro generazionale; altro aspetto: si va per divertirsi. Non esiste, come in Italia, il locale fatto per chi veste bene, quello per chi si vuole ubriacare, quello per rimorchiare, sono locali nei quali si può realmente ascoltare buona musica e conoscere gente... Mi viene in mente l'immagine cinematografica del pub irlandese: due distinti signori al tavolo che sorseggiano wisky, qualche ragazzo al banco con la pinta di birra in mano, altri, spesso di mezza età, che giocano a freccette... Il senso è quello, si crea come un'interscambio culturale, dove diverse generazioni riescono a convivere in modo, direi, entusiasmante. Dove si riesce a fare questo, dove la clientela è realmente eterogenea, si può proporre tutto, quindi, oltre a poter scambiare esperienze, si può fare lo stesso con la musica. Allora hai un locale a 360°, senza etichette. Perché in Italia è così difficile proporre locali del genere? Principalmente è un problema culturale. Ad esempio, il grande gusto degli italiani nel vestire, che ci rende celebri nel mondo, ha spinto i gestori a fare locali per tipo di abbigliamento dove, spesso, si va a fare più la "sfilata di moda" piuttosto che ad ascoltare musica, ballare e divertirsi. Pensa... il fenomeno cubiste, che diamo per scontato quando si va in discoteca, è una realtà esclusivamente italiana, in Inghilterra non si pagano ragazze per far vedere che si divertono, non ce n'è bisogno, la gente va ai party e si diverte davvero, fa aggregazione. Se mi permetti, in Italia si va per la "gnocca". Se c'è si va, altrimenti si cercano altre cose: alcool, droga, alcuni anche la rissa... Infatti, si torna al punto di partenza, locali mono-tema, con poca aggregazione, dove è difficile conoscere nuove persone... Ultima domanda, dai un consiglio a chi volesse fare il musicista di professione? Io paragono il musicista allo scrittore, non ho mai visto uno scrittore che non abbia una biblioteca fornita o che non abbia letto molto e di molti generi diversi, per cultura o per approfondimento personale. Ecco, il musicista che vuole entrare nel mondo della musica deve fare questo: studiare e, soprattutto, suonare più generi, non fossilizzarsi su quello che si ama di più, altrimenti si rischia di restare immobili... Puoi fare un saluto ai nostri lettori? Certo: un grosso, grasso saluto a tutti i lettori del CmJ.
 
 Marco De La Rocha