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RON A CAPANNORI

Un teatro sotto il diluvio!

"E non abbiam bisogno di parole per spiegare quello che è nascosto in fondo al nostro cuore...". Queste parole si riferiscono alla stupenda canzone "E Non abbiam bisogno di parole", ultimo pezzo del concerto del sempre rosso e immutato Ron in quel di Capannori. Una conclusione azzeccata e quanto mai attesa dal sottoscritto. Reputo "Non abbiam bisogno di parole" la migliore canzone di Rosalino Cellamare: molto melodica, ben arrangiata e piena di un pathos sentimentale, mai troppo mieloso; diciamocelo, è la canzone che lo identifica meglio, lungi da me nel sminuire gli altri suoi grandi successi ("Una città per cantare", "Le foglie e il vento", "Piazza Grande","E' l'Italia che va"), ma questo è il mio pensiero. Bene, posso partire con il resoconto del evento iniziando da una telefonata ricevuta nel pomeriggio, così vi faccio capire con che stato d'animo mi sono fiondato alle 21:00 davanti al Comune di Capannori. Al Cellulare: Rita:"Ciao Norway, ma stasera c'è il concerto di Ron ?", Io:"Certo, perché mi dici questo? Non capisco!", Rita:"No, perché piove e per stasera mettono diluvio universale!", Io:"Guarda che il concerto si DEVE fare, con tutti i soldi che hanno speso vuoi che il palco non sia coperto?!? Non mi mettere in testa certi pensieri!", Rita:"Ah, meglio così, volevo una conferma...". Terminata la telefonata, un brivido mi corre lungo i capelli (quindi capite quanto tempo è durato!) Arrivo nei pressi della piazza e, sotto una "simpatica" pioggiarella, tiro un sospiro di sollievo vedendo il palco ben coperto e tutto pronto per il concerto! Andiamo! Attraverso una desolata piazza, dove pochi fedelissimi o "pazzi" stanno in religioso silenzio con gli ombrelli aperti e lo sguardo verso il cielo, alla ricerca di un illusorio pezzo di cielo stellato. Inizia il concerto con una manciata di minuti di ritardo; salgono i musicisti: Andrea Polidori (batteria), efficace e mai troppo invadente nella conduzione ritmica; Antonella Mazza (contrabbasso), graziosa nei movimenti e capace di rendere nobile qualsiasi accompagnamento (ah, da qualche parte ci dovrebbe essere una foto assieme a lei, io sono quello con i capelli lunghi e bagnati...); Alessandro Simonetto (polistrumentista), suona tutto con una totale disinvoltura, dal mandolino, alla tastiera, dal sax al pianoforte senza dimenticare la fisarmonica; Alessandro Giampieri (chitarra), lui si limita a suonare la chitarra e dare supporto alla voce di Ron e a quella della bravissima, ma un pò freddina (colpa del clima o del carattere?!) Piera Pizzi (corista). Ron appare in forma, rilassato e quasi incurante della mediocre presenza di pubblico, anzi, sembra cantare con più coinvolgimento e, durante le pause tra una canzone e l'altra, non si dimentica di complimentarsi con loro, sottolineando il coraggio dimostrato. Bellissima la frase rivolta al pubblico a metà concerto, la riporto così come l'ha detta:"Sembra di suonare in un teatro con il suono continuo della pioggia a fare da sottofondo". Così non vi dice niente, ma vi posso assicurare che ha descritto benissimo il clima venuto a crearsi nella piazza. Applausi. Ron alterna l'uso della chitarra classica (impeccabile in "Piazza Grande") con sporadiche esecuzioni al pianoforte (struggente nella versione acustica di "E non abbiamo bisogno di parole"); questo per fare capire che Ron non è solo un ottimo cantautore, ma anche un buon musicista. Non fate quella faccia da sufficienza, non è cosa da poco, fidatevi! Sono senza ombrello, il mio kiway si rifiuta di continuare a ripararmi dalla pioggia, ho i capelli che ormai fanno concorrenza al mocio! Decido di provare l'ombrello, oggetto di cui si narrano le grandi capacità di isolamento dalla pioggia, ma da me bistrattato e odiato! Riparato, mi ascolto le ultime canzoni del concerto. Terminato il concerto, Ron saluta il pubblico, scende dal palco e sale subito in auto, scortato dal suo tour manager. Sinceramente non ho capito questa fuga un pò hollywoodiana, l'unico motivo che mi salta in mente è legato all'acquazzone e ai danni che poteva causare ai capelli del simpatico Ron (shhh, non lo diciamo che si è fatto impiantare dei nuovi capelli....Dopo il Pippo "nazionale" ormai non fa più notizia!) Sarà per il fascino della pioggia, per il piacere di ascoltare dal vivo canzoni che, non vi dovete stupire, mi attraggono per quella loro sfumatura un pò melanconica ritrovabile, tanto per fare vedere che sono un conoscitore del signor Ron, nella copertina del cd "Le Foglie e il Vento", ma questo concerto me lo sono proprio goduto in una gustosa calma apparente!
 
Fabio Norway Storm