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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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UN FENOMENO "IN COSTUME"

(LE RADICI DEL CARNEVALE DI VIAREGGIO)

La data ufficiale di nascita del carnevale di Viareggio risale al 1873. Prima non vi erano le sfilate dei carri, ma soltanto feste e veglioni che si svolgevano nel corso delle cosiddette "vegliette", tenute nelle case private o in qualche locale pubblico, dove si ballava fino alle ore piccole, magari mascherati con vecchi indumenti, con la faccia infarinata o tinta con il carbone. Si andò avanti così fino al fatidico 1873, quando una comitiva di giovani frequentatori del Regio casino (in particolare Pietro Tofanelli, Giuseppe Giannini e Leandro Balena), propose, un po' per scacciare la noia, di organizzare per l'ultimo giorno di carnevale una sfilata di carrozze, dando vita così al primo, improvvisato, corso mascherato. Il corteo delle carrozze ebbe successo e nel 1874 e negli anni successivi, il "corso", non più organizzato nell'arco di una sera, fu ripetuto e migliorato, dando origine a quella tradizione popolare che è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Nel 1877 i corsi mascherati furono due: Domenica 11 e Martedì 13 Febbraio e la sfilata delle carrozze percorse la via Regia, la piazza della Dogana (oggi piazza Pacini) e la piazza dell'Olmo. Nel 1882 il carnevale si festeggiò sempre con due corsi mascherati, si trattò ancora di sfilate di carrozze, presenti anche alcuni tiri a quattro e varie mascherate; vinse quella intitolata "I Piccoli Zulù" perché "benissimo trovata ed egregiamente eseguita". L'anno dopo, assieme alle carrozze fecero la comparsa anche i carri figurati. Uno dei primi, quasi sicuramente il più antico, fu quello realizzato dalla Regia Marina e raffigurante"I quattro mori", il celebre monumento che si ammira in una piazza di Livorno. Successivamente furono realizzati anche carri a carattere trionfale, come ad esempio "Il trionfo dei fiammiferi", del 1885, che intendeva magnificare la recente invenzione dei "cerini", e "Il Trionfo della Bicicletta", costruito nel 1897 da O.Sadun, dedicato al mezzo meccanico allora in voga. Questi carri, trainati da cavalli o da buoi, erano strutture statiche, costruite non con la carta come si fa oggi, ma con gesso, scagliola, legno e ferro, ed erano perciò piuttosto pesanti, anche se piccoli. Tuttavia, spesso venivano realizzate costruzioni plastiche di rilevante valore artistico. Del 1906 erano i carri: "la dea dei fiori", di P.Tofanelli, un carro- oggi diremmo ecologico- che esaltava la bellezza della natura incontaminata, "il Trionfo del carnevale" di A.Fontanini, forse il primo carro a soggetto squisitamente carnevalesco. Questo carro proponeva Re Carnevale attorniato dalle principali maschere italiane, mancava Burlamacco, la maschera nata nel 1930 dalla penna di Uberto Sonetti e divenuta poi il simbolo del carnevale viareggina. Del periodo fra il 1907 ed il 1910 ricordiamo i carri "Il trionfo dell'agricoltura", di R.Tolomei, e La coppia dei fiori, di P.Tofanelli. Nel 1910, anche il Comune partecipò finanziariamente all'organizzazione delle manifestazioni, perché i corsi mascherati costituivano "un veicolo pubblicitario per la città e facevano affluire dai paesi vicini numerose persone che portavano utili agli esercenti e diletto alla cittadinanza". L'anno dopo si rimarcò ancora:"Il carnevale ha segnato l'inizio di una stagione di feste invernali che deve continuare a prosperare maggiormente fino a rendere il soggiorno invernale di Viareggio uno dei più frequentati e preferiti della colonia girovaga dei forestieri". E per il carnevale del 1911 si fecero grandi cose: otto veglioni, corsi con carri, carrozze, automobili e biciclette, nonché un concorso per il miglior balcone addobbato e con miglior gettito di coriandoli. Fra i carri di quell'anno "Il Trionfo del Progresso", di G.Baroni, "Le tentazioni di Satana", di A.Fontanini, "Nettuno al carnevale", di P.Gemignani e il "Trionfo della Vita", di D.Ghiselli. alla realizzazione di quest'ultimo partecipò anche Lorenzo Viani disegnando le figure allegoriche che formavano il basamento della costruzione. Immagini grottesche, secondo l'iconografia vianesca, che davano forza e risalto al Trionfo della Vita, rappresentato da una leggiadra fanciulla, attorniata da maschere danzanti. Dal 1915 al 1920 si ebbe, purtroppo, l'interruzione delle manifestazioni carnevalesche, a causa della prima guerra mondiale, ma, nel 1921, la tradizione fu ripresa grazie ad un comitato cittadino. Sempre nel 1921 il vecchio percorso della via Regia venne abbandonato, ed i carri sfilarono esclusivamente sui viali a mare. Viareggio stava diventando la capitale del Carnevale italiano. Il successivo passaggio alla tecnica della carta impastata, "cartapesta", favorì costruzioni sempre più belle, più grandi e spettacolari grazie al movimento dei vari elementi che componevano il carro. Da quel momento i costruttori -"maghi"- hanno fatto a gara nell'escogitare nuove soluzioni dinamiche e sono giunti a realizzazioni che lasciano sempre incantato e stupefatto lo spettatore, decretando, in oltre cento anni di vita, dai carri "trionfali", il trionfo del carnevale di Viareggio.
 
Marco De La Rocha