Accesi i fanali, chiusi una sigaretta ed avviai la macchina. Era stata proprio una gran bella serata. Era cominciata nel solito locale , con il gruppo che suonava e la musica che invadeva tutta l'atmosfera. Era cominciata con me seduto lì, a guardarla, mentre lei parlava. Era bella. Era veramente bella: aveva due cocchi verdi, enormi. Era bella anche la sua bocca con quelle labbra sempre disposte al sorriso. E parlava. Non sentivo cosa diceva: era distante. Ma non così distante da non percepirne il profumo. Lo sentivo quel profumo. Me lo sentivo addosso. Sentivo che mi avvolgeva. Mi ci volle un po' per accorgermi quanto fossero belli anche i suoi seni. Diavolo non avevo notato quanto belli fossero anche i suoi seni. Sorrisi a questo pensiero. Mi accorsi di non aver sorriso solo al pensiero perché la vidi incamminarsi verso di me. Di fronte. La guardavo mentre muoveva i suoi passi. Ci separavano solo tre metri. Lei sembrava non arrivare mai. Tutto scorreva lento, morbido. Si sedette. "Hai un bel sorriso, sai?" mi disse. Un tuffo al cuore. Poi silenzio. Udivo il silenzio delle parole che mi morivano in gola. "Dille qualcosa" mi dissi, "dille qualcosa adesso o mai più!". Pensai allora quali potessero essere le cose da dire: "Anche tu", o "Grazie", oppure "Non dire così mi imbarazzi" o anche "Che combinazione anch'io ti stavo osservando". Decisi per "Grazie": era il meno compromettente. Si, andava bene, era proprio la parola giusta. Si, dovevo dirle grazie e sperare in una ribattuta. Ma certo era la soluzione giusta. Dai, diglielo. Presi fiato, aprii la bocca e... "Voglio baciarti...." Nooooo. Cazzo! Avevo detto "Voglio baciarti". Ma cosa mi era venuto in mente, ero impazzito? Perché mi ero fatto sopraffare dall'istinto? Perché ogni volta che... Vidi i suoi occhi avvicinarsi, il suo profumo travolgermi, le sue labbra baciarmi. E lo sentii il calore delle sue labbra disporsi delicatamente sulle mie. Fu un attimo. Fu solo un attimo quello che ci separò dal ritrovaci sdraiati sulla spiaggia, completamente ebbri. Ora, mentre tornavo a casa, solo, in macchina, questi ricordi mi occupavano la mente. Rivedevo lei sdraiata, vedevo il suo seno, vedevo la soddisfazione della vita che si mostra imprevista, vedevo le onde infrangersi tra i suoi piedi nudi. E sentivo ancora i suoi sapori sulla mia lingua, sentivo ancora la leggera pesantezza delle sue mani che carezzano il mio petto, sentivo ancora la meraviglia di una notte di sesso strappata alla Vita. Mi ricordavo del locale, del bancone dove l'avevo vista appoggiarsi, della birra che avevo bevuto nell'attesa di lei. E sentivo ancora risuonare nella mente la musica e vedevo quei cinque ragazzi che suonavano e sembravano suonare solo per farci compagnia, per fare da colonna sonora a noi che eravamo lì e ci volevamo amare. Ero arrivato a casa. Scesi di macchina, aprii la porta, salii le scale e prima di coricarmi mi guardai per un attimo allo specchio: stavo sorridendo. Già, sorridevo perché avevo tentato di organizzare serate come questa migliaia di volte, ma qualcosa era sempre andato storto. In qualche maniera la Vita era sempre fuggita via, aveva sempre eluso ogni mio tentativo di prevederla, di pensarla. Poi una sera, per caso... tutto è accaduto, da sé. Liberamente. Questo pezzo mi è stato "quasi dettato" da una delle persone più ebbre di Vita che conosca:: Simone Carone. Questo pezzo è dedicato a chi nella propria Vita ha sentito il bisogno di comunicare agli altri qualcosa di intimo e profondo. Questo pezzo è dedicato agli artisti. In quanto tale questo pezzo è dedicato a tutti!
Joe Mitraglia