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Teatro

La mia Versilia - ovvero dell'importanza e del dovere della memoria

Lucca - Giovedì 9 e venerdì 10 marzo è stato rappresentato ,presso il teatro comunale di S. Girolamo, "Scalpiccii sotto i platani" di Elisabetta Salvatori, un'opera destinata a rinvigorire il ricordo della strage di S.Anna di Stazzema, l'eccidio perpetrato dai nazisti l'11 agosto 1944. Lo spettacolo è stato inseriti sia nella rassegna dedicata al Teatro Ragazzi e, a ragion veduta, sia nella rassegna di Retropalco. E' senza dubbio delicato ed impegnativo il soggetto scelto dall'autrice, un tema che rischia di cadere nel retorico e nel già detto.Ma non è stato così. Elisabetta Salvatori è riuscita a costruire una rappresentazione fresca ed essenziale, emozionante ma ben calibrata. In scena solo lei che ci racconta di come nel piccolo paese alle spalle di Pietrasanta si svolgesse la vita di tutti i giorni, delle novelle raccontate dal buon Aspasio che spuntava di tanto in tanto da dietro una curva,ma che tutti riconoscevano per il suo inconfondibile fischiettare, ci racconta dei semplici giochi dei bimbi dei loro girotondi sotto i platani . E l'emozione indescrivibile dell'ultima festa in onore di S.Anna. Poi, come a rompere l'incantesimo, la violenza nazista, l'inenarrabile morte dei bambini,gli orrori inflitti sul corpo di una madre incinta, il coraggio di altre mamme; ci racconta del silenzio irreale inumano che ancora oggi regna su S. Anna : non si sentono più gli scalpiccii sotto i platani; della disperazione degli uomini(rifugiatisi nel frattempo altrove altrove) tornati il giorno dopo al paese : non avevano in nessun modo supposto che i nazisti avrebbero aggredito le donne e i bambini; quegli stessi uomini che non tollerando l'insostenibile realtà si sono tolti la vita o hanno perso la ragione,non potendo sopportare la colpa. Ci racconta tutto questo alternando ad un italiano di registro narrativo il vero dialetto versiliese,usando le stesse parole e gli stessi modi di dire di chi quella storia l'ha confidata a lei, di chi è stato superstite di quella tragica esperienza: Ennio Leopolda e Mario, che all' epoca dei fatti erano ragazzi . Ciò che maggiormente colpisce è che non c'è traccia di rabbia o di rancore né nel suo racconto,né in quello dei superstiti. Perché non si può aggiungere dolore al dolore, altrimenti non si vive più. La bravura di Elisabetta è confermata dall'emotività che come una scossa elettrica è passata fra gli spettatori in sala,dalle lacrime sulle guance delle ragazzine a fine spettacolo; ma soprattutto dal proposito che si sono fatti in molti : ci documenteremo e andremo a visitare S. Anna di Stazzema. L'importante è, a mio avviso, che passasse questo messaggio. Ricordare è un dovere morale per ognuno di noi Mi sento, in fine, di segnalare una curiosità : il vestitino bianco indossato dall'artista è un vero e proprio cimelio, le è stato infatti donato da una signora ,che lo ha conservatola quando era una ragazzina. Sicuramente il regalo più bello che potesse ricevere. Lucca - Giovedì 9 e venerdì 10 marzo è stato rappresentato ,presso il teatro comunale di S. Girolamo, "Scalpiccii sotto i platani" di Elisabetta Salvatori, un'opera destinata a rinvigorire il ricordo della strage di S.Anna di Stazzema, l'eccidio perpetrato dai nazisti l'11 agosto 1944. Lo spettacolo è stato inseriti sia nella rassegna dedicata al Teatro Ragazzi e, a ragion veduta, sia nella rassegna di Retropalco. E' senza dubbio delicato ed impegnativo il soggetto scelto dall'autrice, un tema che rischia di cadere nel retorico e nel già detto.Ma non è stato così. Elisabetta Salvatori è riuscita a costruire una rappresentazione fresca ed essenziale, emozionante ma ben calibrata. In scena solo lei che ci racconta di come nel piccolo paese alle spalle di Pietrasanta si svolgesse la vita di tutti i giorni, delle novelle raccontate dal buon Aspasio che spuntava di tanto in tanto da dietro una curva,ma che tutti riconoscevano per il suo inconfondibile fischiettare, ci racconta dei semplici giochi dei bimbi dei loro girotondi sotto i platani . E l'emozione indescrivibile dell'ultima festa in onore di S.Anna. Poi, come a rompere l'incantesimo, la violenza nazista, l'inenarrabile morte dei bambini,gli orrori inflitti sul corpo di una madre incinta, il coraggio di altre mamme; ci racconta del silenzio irreale inumano che ancora oggi regna su S. Anna : non si sentono più gli scalpiccii sotto i platani; della disperazione degli uomini(rifugiatisi nel frattempo altrove altrove) tornati il giorno dopo al paese : non avevano in nessun modo supposto che i nazisti avrebbero aggredito le donne e i bambini; quegli stessi uomini che non tollerando l'insostenibile realtà si sono tolti la vita o hanno perso la ragione,non potendo sopportare la colpa. Ci racconta tutto questo alternando ad un italiano di registro narrativo il vero dialetto versiliese,usando le stesse parole e gli stessi modi di dire di chi quella storia l'ha confidata a lei, di chi è stato superstite di quella tragica esperienza: Ennio Leopolda e Mario, che all' epoca dei fatti erano ragazzi . Ciò che maggiormente colpisce è che non c'è traccia di rabbia o di rancore né nel suo racconto,né in quello dei superstiti. Perché non si può aggiungere dolore al dolore, altrimenti non si vive più. La bravura di Elisabetta è confermata dall'emotività che come una scossa elettrica è passata fra gli spettatori in sala,dalle lacrime sulle guance delle ragazzine a fine spettacolo; ma soprattutto dal proposito che si sono fatti in molti : ci documenteremo e andremo a visitare S. Anna di Stazzema. L'importante è, a mio avviso, che passasse questo messaggio. Ricordare è un dovere morale per ognuno di noi Mi sento, in fine, di segnalare una curiosità : il vestitino bianco indossato dall'artista è un vero e proprio cimelio, le è stato infatti donato da una signora ,che lo ha conservatola quando era una ragazzina. Sicuramente il regalo più bello che potesse ricevere. Lucca - Giovedì 9 e venerdì 10 marzo è stato rappresentato ,presso il teatro comunale di S. Girolamo, "Scalpiccii sotto i platani" di Elisabetta Salvatori, un'opera destinata a rinvigorire il ricordo della strage di S.Anna di Stazzema, l'eccidio perpetrato dai nazisti l'11 agosto 1944. Lo spettacolo è stato inseriti sia nella rassegna dedicata al Teatro Ragazzi e, a ragion veduta, sia nella rassegna di Retropalco. E' senza dubbio delicato ed impegnativo il soggetto scelto dall'autrice, un tema che rischia di cadere nel retorico e nel già detto.Ma non è stato così. Elisabetta Salvatori è riuscita a costruire una rappresentazione fresca ed essenziale, emozionante ma ben calibrata. In scena solo lei che ci racconta di come nel piccolo paese alle spalle di Pietrasanta si svolgesse la vita di tutti i giorni, delle novelle raccontate dal buon Aspasio che spuntava di tanto in tanto da dietro una curva,ma che tutti riconoscevano per il suo inconfondibile fischiettare, ci racconta dei semplici giochi dei bimbi dei loro girotondi sotto i platani . E l'emozione indescrivibile dell'ultima festa in onore di S.Anna. Poi, come a rompere l'incantesimo, la violenza nazista, l'inenarrabile morte dei bambini,gli orrori inflitti sul corpo di una madre incinta, il coraggio di altre mamme; ci racconta del silenzio irreale inumano che ancora oggi regna su S. Anna : non si sentono più gli scalpiccii sotto i platani; della disperazione degli uomini(rifugiatisi nel frattempo altrove altrove) tornati il giorno dopo al paese : non avevano in nessun modo supposto che i nazisti avrebbero aggredito le donne e i bambini; quegli stessi uomini che non tollerando l'insostenibile realtà si sono tolti la vita o hanno perso la ragione,non potendo sopportare la colpa. Ci racconta tutto questo alternando ad un italiano di registro narrativo il vero dialetto versiliese,usando le stesse parole e gli stessi modi di dire di chi quella storia l'ha confidata a lei, di chi è stato superstite di quella tragica esperienza: Ennio Leopolda e Mario, che all' epoca dei fatti erano ragazzi . Ciò che maggiormente colpisce è che non c'è traccia di rabbia o di rancore né nel suo racconto,né in quello dei superstiti. Perché non si può aggiungere dolore al dolore, altrimenti non si vive più. La bravura di Elisabetta è confermata dall'emotività che come una scossa elettrica è passata fra gli spettatori in sala,dalle lacrime sulle guance delle ragazzine a fine spettacolo; ma soprattutto dal proposito che si sono fatti in molti : ci documenteremo e andremo a visitare S. Anna di Stazzema. L'importante è, a mio avviso, che passasse questo messaggio. Ricordare è un dovere morale per ognuno di noi Mi sento, in fine, di segnalare una curiosità : il vestitino bianco indossato dall'artista è un vero e proprio cimelio, le è stato infatti donato da una signora ,che lo ha conservatola quando era una ragazzina. Sicuramente il regalo più bello che potesse ricevere. Lucca - Giovedì 9 e venerdì 10 marzo è stato rappresentato ,presso il teatro comunale di S. Girolamo, "Scalpiccii sotto i platani" di Elisabetta Salvatori, un'opera destinata a rinvigorire il ricordo della strage di S.Anna di Stazzema, l'eccidio perpetrato dai nazisti l'11 agosto 1944. Lo spettacolo è stato inseriti sia nella rassegna dedicata al Teatro Ragazzi e, a ragion veduta, sia nella rassegna di Retropalco. E' senza dubbio delicato ed impegnativo il soggetto scelto dall'autrice, un tema che rischia di cadere nel retorico e nel già detto.Ma non è stato così. Elisabetta Salvatori è riuscita a costruire una rappresentazione fresca ed essenziale, emozionante ma ben calibrata. In scena solo lei che ci racconta di come nel piccolo paese alle spalle di Pietrasanta si svolgesse la vita di tutti i giorni, delle novelle raccontate dal buon Aspasio che spuntava di tanto in tanto da dietro una curva,ma che tutti riconoscevano per il suo inconfondibile fischiettare, ci racconta dei semplici giochi dei bimbi dei loro girotondi sotto i platani . E l'emozione indescrivibile dell'ultima festa in onore di S.Anna. Poi, come a rompere l'incantesimo, la violenza nazista, l'inenarrabile morte dei bambini,gli orrori inflitti sul corpo di una madre incinta, il coraggio di altre mamme; ci racconta del silenzio irreale inumano che ancora oggi regna su S. Anna : non si sentono più gli scalpiccii sotto i platani; della disperazione degli uomini(rifugiatisi nel frattempo altrove altrove) tornati il giorno dopo al paese : non avevano in nessun modo supposto che i nazisti avrebbero aggredito le donne e i bambini; quegli stessi uomini che non tollerando l'insostenibile realtà si sono tolti la vita o hanno perso la ragione,non potendo sopportare la colpa. Ci racconta tutto questo alternando ad un italiano di registro narrativo il vero dialetto versiliese,usando le stesse parole e gli stessi modi di dire di chi quella storia l'ha confidata a lei, di chi è stato superstite di quella tragica esperienza: Ennio Leopolda e Mario, che all' epoca dei fatti erano ragazzi . Ciò che maggiormente colpisce è che non c'è traccia di rabbia o di rancore né nel suo racconto,né in quello dei superstiti. Perché non si può aggiungere dolore al dolore, altrimenti non si vive più. La bravura di Elisabetta è confermata dall'emotività che come una scossa elettrica è passata fra gli spettatori in sala,dalle lacrime sulle guance delle ragazzine a fine spettacolo; ma soprattutto dal proposito che si sono fatti in molti : ci documenteremo e andremo a visitare S. Anna di Stazzema. L'importante è, a mio avviso, che passasse questo messaggio. Ricordare è un dovere morale per ognuno di noi Mi sento, in fine, di segnalare una curiosità : il vestitino bianco indossato dall'artista è un vero e proprio cimelio, le è stato infatti donato da una signora ,che lo ha conservatola quando era una ragazzina. Sicuramente il regalo più bello che potesse ricevere.
 
Elisa Baborsky