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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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COSA DIRE DEL CONCERTO DEL 25 APRILE 2006?

(Certamente... non il solito concerto!!!)

Penso da sempre che il musicista, l'attore, il comico o il dj, che si esibiscono nei vari tipi di manifestazione, non abbiano mai colpa del cattivo esito della serata (ovviamente se eseguono al meglio il proprio repertorio), la colpa, se di colpa si può parlare, di una relativamente bassa affluenza di pubblico è a carico di chi propone gli spettacoli. Dopo aver generalizzato un concetto, andiamo ad analizzarlo nello specifico della giornata del 25 Aprile, Festa della Liberazione. Memore del "successone" del 2005, quando il cortile degli Svizzeri scoppiava in canti, balli, urla, cori e grande entusiasmo al ritmo ammiccante e coinvolgente della Bandabardò, una buona fetta di pubblico ha pensato bene di non muoversi da Lucca e rinnovare il proprio appoggio, anche per il 2006, alla manifestazione promossa dalla Provincia di Lucca. La proposta, come ormai ben saprete, è stata "Quintorigo". All'annuncio della data, non nego di aver mostrato un pallido scetticismo: la dipartita nel 2005 di John Di Leo, cantante dei "primi" Quintorigo, mi appariva una pecca notevole, il genere musicale, a dir poco sperimentale, mi faceva pensare più ad una bella serata in un locale alternative piuttosto che ad un concerto di piazza, infine dopo Modena City Ramblers, Samuele Bersani e Bandabardò, non ero molto convinto che i Quintorigo potessero tenere l'intensità "necessaria" ai fini della festa. Detto delle perplessità veniamo al concerto. Il colpo d'occhio del cortile degli Svizzeri non è stato dei migliori, per quanto concerne l'affluenza di pubblico, ma neanche tanto male direi, nell'ora e mezza di concerto hanno presenziato approssimativamente 500 persone, tra cui: curiosi, fan, musicisti lucchesi ed appassionati di musica. Alle 18 e 30 circa salgono sul palco i Quintorigo, la formazione è quella classica: violino, violoncello, contrabbasso, sax e voce. Molti attorno a me strabuzzano gli occhi nel vedere che mancano chitarre e batteria, che, volente o nolente, risultano alla fine essere elementi quasi imprescindibili per concerti di piazza, ma i Quintorigo affascinano il pubblico proprio per questo: sono tutto tranne che usuali. L'entrè musicale contribuisce ad accrescere lo sbigottimento dei presenti, ignari del repertorio del gruppo. Un intro prestato dalla musica classica lascia intendere che di ballare oggi non ci sarà verso, ma dopo poche battute ecco che si attivano i Quintorigo con la loro genialità, di colpo si passa dalla classica al jazz strumentale, dove i vocalizzi della cantante accrescono di livello tutto l'insieme musicale fatto di violino e violoncello suonati a corda pizzicata, dove il contrabbasso risulta essere quasi un tonfo nello stomaco (in senso buono si intende), dove i soli di sax incalzano e riscaldano, il tutto in modo strepitosamente amalgamato. Di chitarre e batteria non se ne sente proprio il bisogno, la musica è perfetta così com'è, vederli suonare con tanta maestria incanta e blocca le gambe ai tanti "ballerini di piazza" giunti nel cortile, la voce di Luisa Cottifogli non fa rimpiangere quella di Di Leo, anzi, a mio avviso, rende il gruppo ancora più accattivante, bassi, acuti, strilli, versi, tutto e forse meglio del grande John, una piacevole scoperta (-1 per le mie perplessità). Hanno detto di loro: "Ci vuole coraggio a fare la musica che si predilige, in barba alle regole del mercato. Ma in teoria tutti gli artisti dovrebbero ragionare così...", non esiste commento più indovinato, la fusione dei tanti generi trattati (si passa dal classico, al jazz, al funky, al blues, al reggae, addirittura al punk-rock), la tematica, specialmente dell'ultimo album "il cannone", anti-militarista (a proposito: grandioso un passaggio in cui gli archi simulano un attacco aereo...) fanno dei Quintorigo un gruppo affascinante, complesso, concreto ma al tempo stesso di difficile ascolto. ?qui che la mia seconda perplessità prende corpo, per quanto siano grandi musicisti, virtuosi avanguardisti, unici nel panorama musicale italiano necessitano di una location diversa da Cortile degli Svizzeri. Se i gruppi che hanno suonato negli anni passati fanno della piazza e del rapporto col pubblico un principio, a mio avviso, i Quintorigo non possono prescindere da ambienti chiusi dove le luci e la scenografia di fondo possono contribuire ad aumentare l'impatto sonoro, dove un pubblico comodamente seduto può concentrarsi sulla complessità del repertorio proposto, dove il popolo della notte può sorseggiare una bevuta avvolto dal gusto quasi elitario che la musica dei Quintorigo conferisce ad una serata. La musica sperimentale da sempre necessità di ambienti originali, basti pensare all'origine dei Velvet Underground e del loro rapporto con Andy Warhol ed i suoi salotti-party newyorkesi, o alle ambientazioni industrial dei Coil, al progetto Moon's Milk ecc..., facendo le dovute proporzioni i Quintorigo ben si addicono a questo genere di paragone. ?questo, forse, l'unico difetto della giornata: l'incompatibilità di un pubblico giunto in piazza per far "baldoria" e un gruppo che ha fatto della propria squassante diversità e ricercatezza cavalli di battaglia, ma che nel complesso quasi mai, nella giornata del 25 Aprile è riuscito a travolgere e trascinare il pubblico presente come è lecito attendersi da un concerto gratuito in una giornata di festa. Tornando al sunto iniziale, non mi sento di condannare i Quintorigo (a mio avviso eccezionali) per il clima tiepido respirato in Cortile degli Svizzeri, spettava a chi ha organizzato, mettere il gruppo in condizioni più appropriate al genere musicale trattato, magari dedicando il pomeriggio a più gruppi lucchesi e, al calare del sole, far iniziare il concerto, in modo da accontentare tutti. Ma sarebbe sbagliato anche gettare la croce addosso a chi ha messo in piedi lo spettacolo. Personalmente apprezzo il tentativo di ricercare qualcosa di diverso rispetto al solito copione della canzone popolare del 25 Aprile, inevitabilmente politica, che in questo clima post-elettorale avrebbe potuto creare scontenti e riaccendere vecchi adagi. Alla fine, però, il coraggio degli organizzatori non ha pagato appieno: parte del pubblico accorso ha abbandonato a metà il concerto e chi è restato ha dato più la sensazione di chi pensa: "chissenefrega chi suona, l'importante è onorare la festa della liberazione", più che sembrare particolarmente coinvolto dalla musica. In definitiva se dovessi quantificare numericamente, darei un 7 per il coraggio degli organizzatori e la parte musicale (anche 7 e 1/2) ma un 5 per l'ambientazione poco idonea, senza dimenticare un bel 8 a chi da quattro anni contribuisce a portare la musica in piazza per la Festa della Liberazione, è doveroso un grazie.
 
Marco De La Rocha