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Lucca Giovane - Testata per la stampa

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Recensione New Year

NEWYEAR: IN TUTTI I SENSI...

(GRANDE CONCERTO DEL GRUPPO LUCCHESE AL MATISSE)

Sono da poco passate le 10 e 30 quando ufficialmente si apre la stagione di musica dal vivo al Matisse, piccolo ma grazioso pub in Piazza della manifattura a Lucca, ospiti d'onore i "NewYear". Sono proprio curioso di sentire cosa ci propinano i cinque componenti del gruppo:

Diego Pomponi, chitarra e voce Gaetano Gallerani; chitarra e voce Giacomo Mandoli, basso Paolo Rubino, batteria Simone Sonatori; synth

Diego, esordisce spiegando al pubblico presente che la serata si divederà in 2 parti: la prima definita "classica", la seconda "sperimentale". Personalmente ho già ascoltato i NewYear nei vari concorsi svolti nel 2005 in provincia, e trovo che siano tra i gruppi più all'avanguardia, ma al tempo stesso rispettosi e "bene" influenzati dal rock anni '70, base e principio del movimento sperimentale nel rock e dalle nuove tendenze in fatto di alternative rock. Non ci vuole un genio per capirlo, le cover proposte ne sono un'esplicita testimonianza, si passa dai mitici Who agli Stokes, dai Talking Heads ai Franz Ferdinand, dai The Kinks ai Modest mouse.... Solo la ricercatezza dei pezzi cover merita un applauso: delinea la voglia di stupire, la curiosità e la continua scoperta e riscoperta di gruppi dai quali poter attingere nuove conoscenze musicali. Un sentito grazie da parte mia per avermi sottoposto realtà musicali che non conoscevo.... Ma c'è di più... troppo spesso negli amanti delle cover si verifica l'errore, a mio avviso, di eccedere nella contemplazione di un genere e perdere quel tocco di originalità che è elemento essenziale per un gruppo che vuole emergere; è lì che i NewYear eccellono, in quello che a me piace chiamare "contaminazione". I pezzi inediti, scritti dal gruppo, sono un esempio eccellente di questo concetto: la creatività sta nel miscelare alla grande le tante componenti dei diversi generi trattati, creando di fatto un nuovo sound dove è possibile inserire gli effetti del sintetizzatore sulle chitarre rock, dove il suono essenziale di batteria e basso sono in continuo tiro, dove all'occorrenza le due voci si rincorrono e si integrano alla perfezione e dove se si vuole cantare col "megafono" lo si fa, raggiungendo, a mio avviso, il punto di maggiore empatia col pubblico, sorpreso ed ammirato dal tocco "new" year, ops... age. Non entro nello specifico della tecnica musicale, non ne sono all'altezza e credo essere più che altro un vizio lucchese, quello di andare a cercare il pelo nell'uovo; non trovo comunque che ci siano stati errori marchiani, e la serata è andata via liscia tra uno spruzzo di fumo stile concerto anni '80 e una buona birra belga. Sono decisamente sorpreso e ammirato dal piglio e dal ritmo che questo gruppo è riuscito ad imprimere alla serata, onestamente inaspettato all'inizio. Non temo giudizi nel dire che sono senz'altro la realtà più sottovalutata del "sottobosco" musicale lucchese: quella di Sabato 18 al Matisse è stata senza ombra di dubbio la migliore serata musicale alla quale abbia assistito in questo 2006. E' da qui che nasce il titolo, stupido e un po' banale, forse: newyear (nuovo anno) speriamo che sia un anno di consacrazioni "in tutti i sensi", perché questi ragazzi se lo meritano veramente....

Marco De La Rocha